Quanto veramente questa umanità si può definire libera?
Quanto noi, in quanto Esseri Umani, possiamo realmente definirci liberi?
Spesso mi domando se io stessa sono libera da me stessa: dai miei condizionamenti, dalle mie idee, dai miei concetti, da quello che mi piace o da quello che reputo ingiusto.
Naturalmente non posso esserlo sempre e in ogni momento, però ho potuto trovare il luogo della “prima soglia” della liberazione: cioè nel Silenzio.
È un silenzio diverso dagli altri: non è semplicemente “stare in silenzio” o “ non fare qualcosa”, ma è “ l’atto di volontà di stare in silenzio”.
Riesci a non rispondere quando qualcuno ti pone una domanda, ti insulta o ti chiede un’opinione?
Prima di rispondere, riesci a “scegliere” di voler rispondere?
Molte volte mi sono ritrovata in quelle situazioni, ed ho potuto osservare come ero l’unica a voler avere l’ultima parola e ragione su tutto. Ed è proprio da questa visione che ho iniziato a fare retromarcia con l’intento di ascoltare meglio, anche l’insulto, per comprendere meglio la situazione reale.
Ma che cos’è veramente un insulto?
Ne vale veramente la pena rispondere con la stessa moneta?
E così facendo, tutto iniziò a prendere una nota più superficiale come le risposte, i consigli, le chiacchiere continuative “botta e risposta”; cercando di non rispondere più come un tempo e volendo esclusivamente esprimermi con la risposta necessaria.
Così facendo, tutto è confinato a quel momento, nella sua interezza con le sue infinite possibilità, e limitando senza alcun dubbio, le risposte reattive.
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